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Karasek

È uscita la prima raccolta italiana con le mie traduzioni di tre poemi e diciassette poesie di Krzysztof Karasek, uno dei più importanti autori polacchi contemporanei. L’antologia, intitolata Fuochi di bengala e altre poesie, è stata pubblicata dall’editore Il Ponte del Sale di Rovigo.

Leggi la recensione di Giovanni Agnoloni

Foto: Tadeusz Dąbrowski

LA TRAGICA VITA DEL COMICO BUSTER KEATON (frammento)


1

Se si volessero usare metafore

per ricostruire la vita di un uomo

quella migliore sarebbe una serie di foto

a colori, ma meglio in bianco e nero,

che mostrano un’infanzia

una giovinezza

e anche una vecchiaia

(l’infanzia sarebbe a colori, la vecchiaia

in bianco e nero, la giovinezza

nei colori del sogno)

L’infanzia è un foglio non scritto

un volto che cerca la luce

la vecchiaia un volto rilegato in un libro

la più difficile da rendere è la gioventù, più facile

col velo, con sullo sfondo il portico

di una chiesa

della Passione È possibile anche

su una panchina, nel parco

o in un letto, nel trasporto amoroso

oppure post coitum

Ma questi sono accessori, sabbie fini,

il sahara, l’essenza della gioventù

sparisce davanti all’occhio della cinepresa, rimane altrove,

al di là delle sabbie fini

e al di là della scenografia, là

dove c’è il sole

La giovinezza per realizzarsi

deve infrangere la legge del mondo

il futuro è tuttavia di coloro

che – ha scritto il poeta –

“si moltiplicano a occhi chiusi”

Si moltiplicano in senso letterale e metaforico:

con i corpi e con le anime, con l’aiuto delle scritte

nei cessi e dei graffiti

nelle caverne, con

il pene e

con la fantasia, si dividono

e si moltiplicano

Vedo i loro volti, nel bagliore di una luce

diffusa nella stanza:

essa non brucia nelle cose

ma fluisce direttamente da esse

illumina i corpi e le cataste

la congerie più remota dell’oblio

una stella cadente

e un ragno che si arrampica su una stella

ciò che nasce dai sogni

o dallo sguardo incantato

poi si cancella sotto la sabbia che cade dagli occhi

Ma la memoria resta, la memoria

che è una lacrima dello spazio

tira fuori le forme irreali, apre

i sigilli dell’essere

resta una metafora-fotografia, un volto

che non parla più

ma significa