© 2012 leonardo masi Ruchome wydmy_1012_20_Leba_2001_

Mare Aperto

In occasione dell’uscita della traduzione italiana di Mare Aperto (Pełne morze) di Wojciech Bonowicz, l’autrice della fotografia sulla copertina dell’edizione originale polacca, Elżbieta Lempp, mi concede l’onore di poter usare l’immagine per accompagnare questo post.

Elżbieta Lempp è specializzata nei ritratti dei maggiori esponenti della cultura polacca. Questa foto, che proviene dal ciclo “Arrivano i barbari”, si intitola “Dune Mobili” ed è stata scattata a Łeba, in Polonia, nel 2001. È a mio gusto non solo una foto straordinaria, ma anche un’ottima immagine a commento del libro di Bonowicz, uscito in lingua originale nel 2006. Può essere interessante vedere come l’artista e poeta Francesco Balsamo, che ha curato i disegni della traduzione italiana uscita per incerti editori, ha interpretato i testi dell’autore polacco (clicca qui per vedere la copertina sul sito dell’editore).

E qui sotto riporto un paio di testi dalla raccolta Mare Aperto di Wojciech Bonowicz nella mia traduzione (titoli originali: Pełne morze, Noc, Przebaczenie) .

.

Mare aperto

.

Ancora un momento resta seduto nel calore

in mezzo ai vestiti sparpagliati.

.

Pensando al padre a cui un attimo prima qui faceva il bagno.



Notte

.

Una poesia

prima di tutto ti chiude dentro sé.

Non vuole che

ti guardi intorno che cerchi

altre parole

in altre poesie.

.

Stai seduto dentro un sasso in un angolo

accartocciato

come un foglio.

Indifeso rassegnato

non respiri. La poesia

non lo permette.

.

Nella pietra non ci si può

agitare usare

il letto l’orologio la mappa

né tutto il resto

dell’immaginazione.

.

Una poesia

ha una sua immaginazione.

L’ha costruita nella tua

poi ce l’ha chiusa

per liberarsi.

.

Devi aspettare

in quell’angolo di sasso

dove a volte brilla

la polvere d’oro della speranza.

.

Alla fine la poesia

si apre. La pietra

ti lascia andare: un foglio di carta

che inizia il suo respiro.

..ù

..

Il perdono

.

Chi si vergogna di aver scritto su Dio?

Dio non ha più quella lettera: straccia le nostre richieste.

Filtra nei diari e cancella zelante

le confessioni che la gioventù e una fede ingenua dettarono.

.

Potrebbe essere più intransigente, dice L. riferendosi a Dio.

Fosse più simile a noi – lo sciocco umano desiderio.

Zitto zitto entra nella stanza e mi rimbocca le coperte.

Il corpo è pieno di spine. Il sudore denso e dolce.

Post a Comment

Your email is never published nor shared. Required fields are marked *

*
*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>